Sede Comunale

Descrizione

La Val Verde e l’Alta Val Polcevera erano già abitate in epoca preistorica, come dimostrano i numerosi ritrovamenti di manufatti di varia natura risalenti all’età del ferro. In epoca romana, nel 148 a.c., venne costruita la Via Postumia ad opera del console romano Aulo Postumio. Importantissimo il ritrovamento a Pedemonte di Serra Riccò, risalente al 1506, della “Sententia Minuciorum”, su una tavola di bronzo. I fratelli Minucii Rufii nel 117 a.c. erano stati autorizzati dal senato di Roma a dirimere la contesa di confini sorta tra i Liguri Genuates e i Veiturii Langenses (abitanti dell’alta Val Polcevera). Nel III secolo d.c., durante le prime incursioni barbariche, molte famiglie della Valpolcevera che si erano trasferite a Genova tornarono a popolare la zona, facendo rifiorire l’attività agricola e riattivando le vie di comunicazione. Nel 537, quando i bizantini occuparono la Liguria, le vie appenniniche assunsero un’importanza strategica fondamentale. I centri abitati sul percorso della Via Postumia divennero presidi politicomilitari. Poche e sporadiche le notizie documentarie sulla vita civile della zona per tutto l’alto medioevo. Sappiamo che nel X secolo esisteva già la chiesa di Isoverde, che anticamente si chiamava “Insuella” o “Isuviridus”, con 30 “fuochi” (famiglie) annessi. La svolta oligarchica del 1099 a Genova diede impulso al decollo mercantile della Repubblica: la spinta espansionistica verso il mare fece nascere però l’esigenza di assicurare approvvigionamenti e maggiore sicurezza nella viabilità a lunga distanza e in particolare in quella dell’oltregiogo. Vennero concessi privilegi agli abitanti della Valpolcevera e della Valverde. Sorsero nuovi abitati sparsi, insediamenti monastici (di benedettini in particolare). Nel XII secolo, ormai affermato il dominio dei genovesi sul mare, l’attività agricola nell’entroterra perse di importanza ma aumentò lo sfruttamento dei boschi per l’industria navale. Si facevano sempre più pressanti, invece, le esigenze di sicurezza dei traffici verso l’interno: nel 1121 Genova conquistò Voltaggio per presidiare meglio la via Postumia. Tutto l’entroterra subì una graduale perdita di autonomia. E’ del 1163 il primo documento scritto in cui viene citato il toponimo “Campomorone”: si tratta di un atto stipulato dal notaio Giovanni Scriba che sancisce il passaggio di proprietà da Ottone e Alberto Contardo a Ansaldo Doria, console di Genova, di beni e case in Langasco e Campomorone. Un altro documento del 1195 parla della località “Petram in Lavezara”. Nel XIII e nel XIV secolo le continue guerre resero problematica la comunicazione verso l’interno. Sorsero molte fortificazioni (Bolzaneto e Pontedecimo, Pietralavezzara e Reste). Nel 1340 venne istituita la figura dell’abate del popolo, che doveva difendere gli interessi del contado. Nel 1436 in seguito alle continue sommosse e rivolte della popolazione della Valpolcevera (in una delle quali venne giustiziato il commissario ducale Opizzino di Alzate) viene incaricato il maestro Giorgio di Lancea di distruggere le fortezze di Pontedecimo, Reste e Pietralavezzara. Nel XVI secolo Campomorone cominciò ad acquistare maggiore importanza rispetto alle altre frazioni, perché la repubblica genovese cominciò a preferire il percorso della Bocchetta a quello di Marcarolo (che nell’alto medioevo era invece preferito perché più lontano dal fondovalle, e quindi più sicuro anche se meno agevole). Nel 1535 il centro conta 135 abitanti. Testimonianza dell’accresciuta importanza del borgo sono Palazzo Pinelli (poi Palazzo Balbi, attuale sede del municipio, costruito verso la fine del secolo nella località che allora si chiamava Parma) e l’edificio della Saliera. Dalle fonti si possono distinguere 6 pievi nella zona: Campomorone, Larvego, Gallaneto, Cravasco, Isoverde, Langasco, 256 famiglie per un totale di poco più di 1500 anime. La repubblica di Genova rese carreggiabile il percorso di fondovalle del Polcevera fino al Passo della Bocchetta. Il 5 dicembre 1583 venne inaugurata la nuova strada. Verso la fine del secolo era già operante l’attività estrattiva del marmo verde di Pietralavezzara: furono francesi i primi imprenditori dell’industria del marmo, che in pochi anni venne diffuso in tutta Europa. Nel XVII secolo venne costruita a Campomorone la Cappella di san Bernardo ampliando la preesistente cappella di Santa Caterina. L’edificio divenne a poco a poco il naturale riferimento degli abitanti di Campomorone fino ad assorbire buona parte degli uffici parrocchiali che spettavano alla pieve di Langasco. Nel 1702 venne inaugurata la cappella di Nostra Signora della Misericordia con un ulteriore ampliamento dell’edificio. Nel 1730, stando ai registri parrocchiali, la popolazione era salita a 150 famiglie. Nel 1759 venne inaugurata la statua di Maria sotto il titolo del S. Divino Amore, dando inizio al culto che ancora oggi è la solennità più significativa di Campomorone. Negli anni 1746 e 1747 il territorio subì la tragedia dell’invasione austriaca. Dopo il ritiro delle truppe molti abitati vennero abbandonati: la frazione di Gallaneto, ad esempio, contava 74 case e 400 abitanti, ma dopo l’invasione rimanevano soltanto 25 case, molte delle quali inagibili, e 112 abitanti. A Cravasco gli Austriaci saccheggiarono la chiesa portando via l’unica campana e gli arredi, bruciando le carte e i documenti dell’archivio. Il calo demografico che colpì la zona negli anni seguenti ebbe fine soltanto all’inizio del XIX secolo, quando i nuovi imprenditori intuirono la vocazione industriale della Valpolcevera.

Modalità di accesso

Si accede alla struttura dal portone principale sito in Palazzo Balbi, Via A. Gavino, 144R, 16014 Campomorone GE

Come arrivare

Palazzo Balbi, Via A. Gavino, 144R, 16014 Campomorone GE

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Costi

L’accesso al municipio è gratuito

Orario per il pubblico

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Ulteriori informazioni

Comune di Campomorone
Palazzo Balbi
Via A. Gavino, 144 r
16014 Campomorone (GE)
Tel. 010 72241
Fax 010 7224357

info@comune.campomorone.ge.it

 

Ultimo aggiornamento: 05-07-2024

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